Giorni di abbuffate

Non solo di cibi natalizi e bevande, ma anche di recensioni direi!

 

Leggere a colori

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Progetto letterario che riunisce bookblogger di tutta Italia, appassionati lettori e insaziabili recensori. Si occupano di tutto ciò che ruota intorno ai libri e alla letteratura: notizie dal mondo dei libri, anteprime, eventi e premi letterari, interviste e ovviamente recensioni.

“Il serpente dorato è una storia scivolosa, che striscia lentamente e di nascosto, fino a colpire all’improvviso nei suoi atti finali

Il serpente dorato di Veronica Elisa Conti, catturerà la vostra attenzione. Il male sembra arrivare da più direzioni, inafferrabile, celato, colpisce e si dilegua. La tensione sale, il dispiegamento della storia paradossalmente determina il suo infittirsi”.

Il blog di Eleonora Marsella

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Dal 2013 blogger per professione, attualmente collabora con il settimanale La Terrazza di Michelangelo, collabora ad un bisettimanale pugliese Il Gallo, ha una rubrica letteraria all’interno del quotidiano PaeseRoma e il lunedì va in onda la sua rubrica letteraria per Radio Ticino.

“Un racconto fitto di misteri, morti ed esoterismo, in una storia al confine tra razionalità e suggestioni; un cammino fatto di simboli, segreti e bugie, in un mix di personaggi più o meno sinistri, con un finale inaspettato e sconvolgente.

Una penna realistica ed essenziale quella di Veronica Elisa Conti, che riesce comunque ad attirare il lettore verso una storia coerente ed incisiva. L’autrice si cela con raffinatezza nella mente e nei panni del suo protagonista, mostrandosi un’attenta osservatrice della realtà.”

 

Nero Cafè

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Nato come blog di informazione su cinema e letteratura noir e gialla, con venature tendenti all’horror. Oggi Nero Cafè è una realtà articolata che conquista sempre più spazio e consensi.

“La trama si muove sinuosa, esattamente come un serpente, arricchendosi progressivamente di nuovi elementi che aggiungono intensità. Sì, perché il romanzo è vivo, simile al rettile del titolo, si insinua strisciante attraverso le righe scritte, suscitando man mano interesse”

Libri Interessanti

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Blog del recensore Massimo Redenti.

“La lettura è la mia passione, e da sempre sostengo che leggere è un po’ come “viaggiare nel tempo e nello spazio, con modica spesa e senza l’ingombro dei bagagli”. Lo scopo di questa mia presentazione è quello di raccontare qualcosa sui libri più belli che ho letto da circa trent’anni a questa parte, attraverso brevi recensioni, in genere personali, a volte mutuate dai libri stessi”

“…da una dinamica temporale poco ritmata, quasi priva di sentimenti, l’autrice approda in una dimensione onirica, esoterica, di mefistofeliche sembianze. Ombre e luci si alternano e si fondono con realtà e finzione, mentre la soluzione dell’enigma sembra avvicinarsi a grandi passi. Gli eventi ed i loro personaggi abbandonano gli indugi: assumono connotazioni ben delineate, pur nella loro impalpabilità e nella drammaticità delle situazioni. La conclusione della storia non avverrà, però, introducendoci nella “stanza della verità”; ci verrà proposta una “chiave di lettura” che potrà aprire tante altre porte chiuse. In definitiva, sarà ognuno di noi a poter interpretare nelle pagine finali la soluzione del mistero! E’ un thriller che non sfigurerà nelle nostre librerie di casa!”

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Giorni di abbuffate

Un doppio regalo oggi…

Due recensioni!

Entrambe da due persone che stimo moltissimo e che hanno dedicato a me ed al mio libro delle parole di ammirazione che mi danno la forza e la speranza di continuare ad intraprendere questo percorso.


LEGGERE_IN_SILENZIO

La prima recensione è di Cristina Borghesi una ragazza che come me ha una passione smodata per i libri, e che l’ha messa a frutto realizzando un blog che seguo costantemente per ricavare idee sui prossimi libri da leggere.

Ecco come definisce su “Leggere in silenzio” il mio romanzo:

“Il Serpente Dorato è proprio quel genere di romanzo ideato ed elegantemente costruito per essere divorato in tutta la sua essenza, senza remore o rimpianti. 
Vi viene servito letteralmente su un piatto d’argento… 
E’ una lettura caratterizzata per tutto il suo procedere da un ritmo incessante e fresco, armonioso ed incalzante – senza mai risultare banale o eccessivamente permissivo nei suoi tentativi di seduzione – presentandosi con una veste sinuosa capace di catturare il lettore fin dalle sue primissime pagine. 
Uno degli aspetti che mi hanno particolarmente colpito, stupito ed affascinato durante la lettura del romanzo è stata la puntuale attenzione dimostrata agli affascinanti personaggi che via via si presentavano ai miei occhi attraverso una puntuale caratterizzazione – a volte quasi comica.. – tale da renderli quasi familiari fin dall’immediato e diffidente approccio.”
Mica male no?

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La seconda recensione è di Dianora Tinti,  scrittrice, giornalista pubblicista, blogger e critica letteraria, insomma davvero una professionista di questo lavoro! E non solo, nel breve scambio di parole che abbiamo avuto dopo la pubblicazione della recensione sul suo blog “Letteratura e… dintorni“, si è dimostrata una persona gentilissima, molto disponibile e prodiga di forti parole d’incoraggiamento!

Vi lascio con le parole che ha dedicato al mio romanzo:

“Leggendolo, si avverte forte l’alito dell’onirico, del sovrannaturale mixato ad elementi romantici, tipici del genere gotico.
Insomma, una storia che ha tante sfaccettature e forse proprio per questo non manca di incuriosire e avvincere, spingendo il lettore ad andare avanti. Fin dalle prime battute, infatti, si intuisce cosa possano regalarci queste pagine che, in alcuni casi, sono veri e propri brividi.

Ho anche molto apprezzato lo sforzo che l’autrice ha profuso nella caratterizzazione dei personaggi, tutti molto ben delineati, e la scrittura, fluida e originale, che si plasma alla vicenda diventando particolarmente importante quando si trascende il reale e si tocca la dimensione fantastica.

Il serpente dorato si legge combattendo fino all’ultima pagina la stessa lotta, vivendo le stesse paure di Darrel che, in fondo, sono un po’ anche quelle di tutti noi.”

Un doppio regalo oggi…

La recensione di “Libri e recensioni”

Il sito “Libri e recensioni” ha dedicato bellissime parole per “Il serpente dorato” nella sua recensione!

Libri e recensioni

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“Il serpente dorato di Veronica Elisa Conti è un noir che si fa leggere tutto d’un fiato. Sinuoso come le curve di un rettile, con un ritmo rapido ma regolare, che travolge il lettore e lo stordisce con il suo surrealismo.”

“Non è il classico thriller, questa esperienza surreale non lascia fiato ed accompagna la lettura sino all’ultima parola; il finale impensato è solo il coperchio del vaso di Pandora che andrà a chiudere un avvolgente racconto.”

La recensione di “Libri e recensioni”

Prima recensione per “Il serpente dorato”

La prima recensione de “Il serpente dorato” viene dal Blog “Libri, libretti e libracci” di Francesca Verde, alla quale va un mio grandissimo grazie per aver apprezzato la storia ed il ritmo del mio romanzo:

Libri, libretti, libracci

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Un thriller appassionante e un noir altrettanto avvincente”

una storia valida, scritta con passione e capacità e soprattutto caratterizzata da alcuni risvolti tanto traumatici quanto geniali”

Prima recensione per “Il serpente dorato”

Recensione su DIre Fare Scrivere

E’ iniziato un nuovo anno è abbiamo subito un’altra bellissima recensione! Un immenso grazie a Maria Rosaria Stefanelli !!!

Vrai-bourg. Tradotto letteralmente: La città della verità. Una verità che, come suggerisce il titolo, è offuscata dalla nebbia. Ma la verità sa come districarsi, perfino nella nebbia sa apparire ed ergersi in tutta la sua dignità, anche quando si tenta di nasconderla. Se di verità si tratta: è la menzogna che resiste, si annida e prolifera nella nebbia in cui ama celarsi per confondersi e fondersi alla verità – quella creduta tale – dando vita a un gioco oscuro e intricato. La nebbia, accostata al nome “parlante” della città in cui la storia è ambientata, suggerisce immediatamente al lettore che sarà l’ambiguità il fil rouge di tutto il racconto, e preannuncia le atmosfere gotiche in cui il paese e i suoi abitanti sono immersi.
Le nebbie di Vraibourg (Mup editore, pp. 182, € 15,00) è l’opera prima di Veronica Elisa Conti, la giovane vincitrice della seconda edizione del Premio “Luigi Malerba”. Il concorso, istituito nel 2010 con la collaborazione, tra gli altri, del Comune di Berceto (Pr), luogo di nascita dello scrittore a cui è stato dedicato, è anche una lodevole iniziativa: permette, infatti, ai giovani talenti privi di contatti con il mondo editoriale di vedere pubblicato il proprio lavoro. L’unico requisito per concorrere al premio, cui può partecipare chiunque senza limiti di età o nazionalità, è scrivere un’opera in lingua italiana – ad anni alterni, sceneggiatura o narrativa. La talentuosa autrice di questo romanzo ha concorso e vinto nel 2011 la prima edizione del premio dedicata alla narrativa.

Vivere a Vraibourg
Un castello normanno, freddo, in tutti i sensi, dove i caminetti restano parsimoniosamente spenti per volere del padrone di casa che, con altrettanta oculatezza, dispensa i suoi sorrisi: si tratta di Tancrède Des Essarts, un nobile impettito e fiero, che divide le sue grigie giornate con il fedele e discreto maggiordomo, Dominic, e suo figlio, un ragazzo dalla personalità strana, complessa, più vicino al mondo delle bestie che a quello degli uomini. Il suo nome è Dorian, un giovane bellissimo e indecifrabile, con lo sguardo perennemente rivolto al bosco a cui sembra essere legato in modo misterioso. A rompere questo bizzarro equilibrio familiare è Etienne Dorin, un diciottenne cresciuto in orfanotrofio, assunto dal vecchio Des Essarts come istitutore per il ribelle Dorian.
Etienne è tendenzialmente ingenuo, ma intuisce subito che dovrà abituarsi a un’esistenza dalle sembianze di una prigione, visto il gravoso incarico che ha deciso di assumersi. Sembrerebbe una condanna senza via d’uscita, ma il giovane riesce a ritagliarsi i suoi piacevoli momenti di libertà grazie all’amicizia di una persona molto particolare: Ophélie De Clary, una donna diversa rispetto alle altre del paese, indifferente alle chiacchiere e ai pettegolezzi, ostile alle manifestazioni di finto buonismo e carità che sono, in realtà, malcelati atti di superiorità. Con lei, Etienne trascorre ore piacevoli, sentendosi libero di ridicolizzare le ipocrisie di Vraibourg e di parlare a cuore aperto delle proprie difficoltà ad adattarsi alle stranezze dei Des Essarts.
A movimentare le sue giornate arriva ben presto un’altra donna, la dolce e delicata Madeleine Muset, insieme alla quale il ragazzo abbandona la complicità disinvolta dei discorsi con Ophélie e inizia a sognare, perdendosi tra le ciocche chiare e ondulate dei suoi capelli e il colore limpido dei suoi occhi. Come Etienne, anche Madeleine non è cresciuta a Vraibourg, ma è arrivata da Parigi per occuparsi, come infermiera, della vecchia e bisbetica signora Rougon, una donna aspra, ruvida, perennemente pronta a “omaggiare” i santi con colorite espressioni, ma capace di dire – forse più e meglio di chiunque altro – la verità.

Tutto così rapisce il vento
«I principi son condannati al duro evento, / con tutti gli uomini ancora viventi, / siano seccati, nervosi e scontenti / tutto così rapisce il vento».
Questi versi appartengono alla Ballata in vecchia lingua di François Villon – poeta francese del ʼ400 – e introducono il Prologo del romanzo. Questi stessi versi saranno pronunciati nel corso dell’opera dall’inquieto e irrequieto Dorian. Una sentenza? Una maledizione? O forse, semplicemente, un’amara riflessione sulla caducità dell’uomo? Al lettore l’ardua sentenza.
Una chiave di lettura interessante la fornisce Margherita Heyer-Caput, docente di Italiano presso la University of California e autrice della Prefazione: «Il verso di Villon “tutto così rapisce il vento” non coglie soltanto l’effimero delle molteplici verità individuali e collettive che nutrono il congegno narrativo del romanzo, bensì anche la transitorietà e interscambiabilità dei modelli letterari che ne formano l’arabesco intertestuale».
Siamo infatti di fronte non a un semplice romanzo, bensì a un’opera dotta, ricca di continui rimandi a testi o personaggi letterari, alcuni palesi, altri abilmente nascosti: come non notare la somiglianza tra Dorian Des Essarts e Dorian Gray, entrambi portatori di una bellezza straordinaria e sventurata? Un nome, un destino. Ma quello di Dorian non è il solo nomen omen celato nella trama. Quello più sorprendente, clamoroso e insospettabile si scoprirà solo alla fine.
Ovviamente non vi anticipiamo nulla, vi invitiamo piuttosto alla lettura di questo avvincente romanzo, intriso di echi magnetici e irresistibili.”

Da: http://www.bottegaeditoriale.it/larecensione.asp?id=100

Recensione su DIre Fare Scrivere

Recensione su Pensieri d’Inchiostro

Un’altra bellissima recensione! Grazie a Marta Pancaldi e al suo blog Pensieri di inchiostro!

“Sin dalle prime pagine si respira il clima gelido e misterioso del Nord.  In questo romanzo, un po’ barocco, è facile perdersi nella fitta “nebbia” creata sapientemente dalla scrittrice.
Ci troviamo in Francia, più precisamente in Normandia ai primi del ‘900.  Protagonista dell’avvincente trama di questo romanzo è un giovane istitutore, Etienne Dorin,  orfano e cresciuto in collegio dai frati. Etienne giunge in un piccolo paese normanno e viene assunto dal nobile Tancrède Des Essarts, signore di Vraibourg, quale istitutore del suo unico ed enigmatico erede, Dorian. Etienne dovrà fare i conti con i lunghi silenzi di Dorian, ragazzo di 24 anni viziato e ignorante. Il suo intento è quello di impartire delle lezioni di botanica e scienze al ragazzo. Ben presto però si renderà conto che Dorian è racchiuso in una sorta di “mutismo”. E’ poco curioso, apatico e quasi estraneo a tutto ciò che lo circonda. È assente, ed il suo sguardo si immerge solo nel fitto bosco che circonda la grande dimora nella quale vive. Etienne decide quindi di provare a “risvegliarlo” attraverso la musica, con la speranza che questa possa essere la chiave di lettura per uscire dai contorti corridoi della sua mente ingarbugliata.
Etienne desidera però vederci chiaro e scendendo in paese cerca di cogliere qualche informazione utile per chiarire questa situazione sempre più inquietante. Entra quindi subito in contatto la gente del paese e si rende subito conto delle limitate dimensioni della piccola cittadina e delle poche prospettive di vita che essa offre.  Subito si rende conto che il clima è gelido, in tutti i sensi. Tutti, a Vraibourg, sembrano nascondere qualcosa. Etienne è incuriosito e fa la conoscenza di varie persone; ben presto si renderà conto che nascondono una realtà fatta di menzogne e rancore.

La scrittrice è stata molto brava a ricreare un’ambientazione così reale e gotica. La bellissima proprietà de La Guyenne, dimora del signor Des Essarts, è la rappresentazione perfetta del clima del paese. È un castello gelido, il più freddo della Normandia. Sia per la mancanza di camini accesi (dettaglio che certamente non sfugge ai pettegoli abitanti di Vraibourg) ma anche e soprattutto per il clima che vi si respira all’interno. Per tutta la durata del racconto giochi di luci e ombre si susseguono nella descrizione. Le luci, poche e soffuse, donate soltanto dai pochi momenti in cui Etienne riesce ad uscire dal castello e riesce a chiacchierare con le sue nuove conoscenze: Ophelie e Madeleine Muset. La prima è una giovane che ama ascoltare e ripetere le chiacchiere di paese, ma è fondamentalmente sprovvista di una propria capacità di interpretazione dei fatti.  Soffre di solitudine, causata sostanzialmente dal varco creatosi intono a lei a causa della distanza della gente del paese, che le parla alle spalle. La signorina Madeleine invece è una giovane assistente di un’anziana del paese. È una ragazza dolce ed elegante proveniente da Parigi. È quindi considerata la “bella straniera” e per questo è temuta dalle donne di Vraibourg.

All’apparenza nel paese tutto fa pensare a un luogo discretamente accogliente, dove tutti si rendono cortesi e servizievoli. In realtà, e qui abbiamo il primo contrasto della trama, gli abitanti del paese hanno le lingue “taglienti” come degli affilatissimi coltelli, taglienti come il vento gelido che soffia su Vraibourg.
Anche nel nome della città la scrittrice ha voluto sottolineare l’ambiguità: “Vrai” in francese significa “vero” ma è subito chiaro che di vero qui c’è ben poco. Piuttosto si respira un’aria densa di sete di vendetta. La ricerca della verità è il “fil rouge” di tutto il romanzo. Etienne comprende che c’è qualcosa di nascosto, di poco chiaro e desidera ardentemente trovare delle spiegazioni ai comportamenti del suo allievo. Ma il groviglio di vicoli oscuri, quasi claustrofobici, della città nasconde molteplici verità, alcune delle quali sconvolgeranno il futuro del giovane Etienne.

I personaggi sono tutti ben costruiti, a partire da Dorian il quale non fa altro che fissare il vuoto e regalare sorrisini maliziosi. Tancrède Des Essarts: il vecchio padre rimasto solo con un figlio difficile e i suoi ricchi possedimenti da amministrare. Deluso, senza speranze. Stanco ed affranto dal peso di questo figlio difficile, trova in Etienne un punto saldo al quale appoggiarsi. E infine la vecchia donnina (Irène Raquin): una “cenciosa sconosciuta” che vive in strada chiedendo l’elemosina, nascosta nella semioscurità delle stradine umide di Vraibourg. Segue di nascosto Etienne. Sarà lei la chiave di volta del racconto?

Nel complesso si può dire che il romanzo sia molto ben costruito; il tessuto narrativo è semplice, le descrizioni non si dilungano più di tanto e questo può essere a mio avviso l’unico elemento, se così si può dire, “negativo” (anche se negativo in realtà non è) ma chiaramente questo è un giudizio strettamente personale. Avrei preferito una maggior descrizione degli ambienti e dei personaggi, ma probabilmente la scrittrice ha voluto raccontare l’essenziale, rimanendo su uno stile sobrio, per non distogliere l’attenzione dalla trama del libro.
In questo modo sicuramente il testo ne ha tratto giovamento, dando più importanza alla ricercatezza degli  elementi presenti. Siamo in presenza infatti di uno stile composto e raffinato, caratterizzato da un utilizzo di vocaboli ricercati. Il romanzo risulta coinvolgente e avvincente.
Ho trovato molto originale il titolo “Le nebbie di Vraibourg” che sottolinea ancora una volta il contrasto tra la “città della Verità” e la nebbia che avvolge tutti in una grande e colossale menzogna. Il gioco di luci ed ombre lo ritroviamo anche nella contrapposizione tra il bianco volto del giovane  e distaccato rampollo Dorian ed il nero del fitto bosco intorno al castello. Anche il compleanno di Dorian cade proprio il 2 novembre, ovvero il giorno della commemorazione dei defunti. Durante questa festa arrivano le giovani figlie dei ricchi del paese (molto bella in questo caso la descrizione del Symposium, l’adunata delle streghe che durante la festa danzano come “scimmie ammaestrate” creando un vero e proprio “siparietto penoso”, come viene definito da Etienne).

In questo “girone di bugiardi” si alternano: verità e menzogne, vita e morte, bianco e nero, vecchi rancori e nuove ferite. Il tutto condito da maldicenze, invidie e chiacchiere di paese. A Vraibourg i sorrisi falsi e maligni si sprecano, così come i pettegolezzi e l’ipocrisia.

In un mondo in cui le uniche cose importanti sono la posizione sociale e il denaro, questo libro è più che mai attuale: la descrizione dell’indifferenza della gente del paese e i sotterfugi di persone apparentemente per bene. Un paese nel quale l’unico scopo è mantenere salde le apparenze e le proprie reputazioni, umiliando se è possibile il vicino della porta accanto per i suoi segreti e la sua povertà. Non a caso nel libro i concittadini vengono definiti “un’orda di avvoltoi famelici”. L’ostentazione della ricchezza si contrappone ancora una volta alla “pochezza” interiore, al vuoto dell’animo, che la scrittrice con ironia tagliente, ha saputo perfettamente descrivere nel libro. La storia è ricca di colpi di scena e di intrecci elaborati che tengono vivo l’interesse del lettore per tutta la durata del racconto.”

Da: http://martapancaldi.com/pensieridinchiostro/it/2012/11/17/recensione-le-nebbie-di-vraibourg/

Recensione su Pensieri d’Inchiostro

Recensione su La Stamberga dei Lettori

La Stamberga dei Lettori ha recensito il mio libro! Grazie ancora!

Recensione di Morwen

Se avessi solo tre parole a disposizione per poter recensire questo breve romanzo direi che si è trattato, per me, di una bella sorpresa.

Le nebbie di Vraibourg è un romanzo gotico classico, di cui condivide tutti i punti fermi del genere: un castello freddo e ammantato dalle nebbie, un protagonista orfano e ingenuo, una presenza schiva e misteriosa che infesta una piccolo borgo. Anche la trama è semplice: il giovane Etienne Dorin accetta l’incarico di precettore del figlio di Tancrède Des Essarts, signore del castello normanno di La Guyenne, sperando di affrancarsi da una vita passata da orfano in collegio. Arrivato nel borgo di Vraibourg si troverà, però, al centro di una rete di ambiguità e menzogne che tenterà di intrappolarlo, fino alla scoperta della verità sottostante.

Non dirò di più sulla trama per non svelare i numerosi colpi di scena della storia (che meritano di essere scoperti pagina dopo pagina), tranne che lo sviluppo ribalta completamente un presupposto fondamentale del romanzo gotico tradizionale. Qui, infatti, come si sentirà dire Etienne a un certo punto della storia, “la verità è brutta e banale”; esattamente come nel mondo reale.

Davvero un bel libro, anche per lo stile essenziale ma per nulla insipido della narrazione, che ha alcune pecche solo in alcuni repentini cambi di prospettiva durante la seconda parte: sarebbe forse stato più d’effetto concentrarsi solo su impressioni e sensazioni di Etienne, senza “inquinarle” con quelle provenienti da altri punti di vista.

Le nebbie di Vraibourg ha vinto il Premio Luigi Malerba per la narrativa e la sceneggiatura, nell’edizione 2011.

Giudizio:

Recensione di Pythia

Un romanzo che si legge d’un fiato, non tanto per il suo spessore minimo quanto per la trama avvincente e la scrittura scorrevole che catturano il lettore e non lo lasciano andare fino all’ultima pagina.

La giovane autrice si diverte a creare un piccolo mondo sospeso in un tempo che fu, con strizzatine d’occhio alla tradizione delle educatrici alla Jane Eyre e un elenco del telefono che sembra preso dai romanzi di Zola.

Etienne, orfano cresciuto in convento, si trova assunto dall’uomo misterioso che se ne è caricato il sostentamento fino alla (odierna) maggiore età, nei panni di insegnante del figlio Dorian. Personaggio sfuggente, questo, che attrae come un buco nero tutta l’attenzione: creatura oscura e misteriosa, lo intravediamo grazie alla luce che gli altri personaggi proiettano attorno a lui – e più di tutti Etienne, protagonista e “cameraman” inconsapevole della vicenda. È infatti grazie a lui e ai suoi movimenti che conosciamo la storia e ne intuiamo i punti oscuri.

Primo tra questi, la scelta di Etienne come insegnante privato di Dorian: il giovane si chiede perché la scelta sia caduta proprio su di sé, quali meriti possa aver dimostrato e soprattutto perché sia stato preferito a docenti con maggiore esperienza di lui. L’inquietudine aumenta man mano che si addentra nella vita di Vraibourg, paesino dove tutti conoscono tutti e i segreti hanno vita breve, tanto quanto i torti l’hanno lunga.

Ciascuno dei personaggi inquadrati dell’occhio di Etienne è una vita a sé, ben caratterizzata e coerente, senza scadere nel cliché. Peccato non poter dire tanto di più, per evitare di svelare eccessivi dettagli e privare di gusto la lettura.
Che sotto sotto ci sia un mistero è palese fin dall’inizio, ma in pochi credo arriveranno a indovinarlo prima dell’epilogo. La tensione resta viva e costante per tutto lo svolgimento, con colpi di scena inaspettati: le poche svenevolezze di Etienne verso la sua bella non disturbano, anche se spesso ci si chiede il perché di questa sua preferenza – ma si sa, a diciott’anni capelli d’oro e occhi innocenti valgono più di mille parole.

Vincitore del Premio Luigi Malerba 2011: finita la lettura, si comprende il perché di questo onore. E se anche il romanzo non potesse vantare questo merito, non ne risentirebbe affatto: lettura consigliatissima, peccato per il il prezzo un po’ altino.

Postilla: il mio personale gusto non ha incontrato la scelta delle anticipazioni a inizio capitolo, che tanto mi ricordano i flash in bianco e nero di N.C.I.S. e che, dopo la prima, ho sempre saltato in tronco.

Giudizio:

Da: http://www.lastambergadeilettori.com/2012/10/le-nebbie-di-vraibourg-veronica-elisa.html

Recensione su La Stamberga dei Lettori